"No, signor parroco. Ha detto proprio così: "Io sono l'Immacolata Concezione." " (Luca 1, 31-32);

sabato 17 maggio 2014


 



 Commento al Vangelo a cura del Vescovo Antonio Riboldi


Vangelo: Gv 14,1-12 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )
Siamo ai primi passi della Chiesa, che inizia il suo cammino proprio da Gerusalemme, la città santa che era stata testimone dei grandi avvenimenti dell'Amore di Dio tra gli uomini.
Lì era stato crocifisso Gesù, il Messia, il Figlio di Dio. Lì il terzo giorno era resuscitato dai morti.
Lì era salito al Cielo dove siede alla destra del Padre. Lì aveva inviato lo Spirito Santo, perché continuasse negli Apostoli prima e nella Chiesa poi, la missione di salvezza di tutto il genere umano, come è nella volontà del Padre, che ama talmente gli uomini, ogni uomo, da non avere alcuna esitazione ad offrire per loro la vita del Figlio. Lì, a Gerusalemme, ha avuto inizio il cammino della Chiesa nel mondo, giunto fino a noi.
Noi oggi, dobbiamo confessarlo con umiltà, abbiamo in parte perso il senso della divina bellezza della Chiesa: questa Chiesa, che, nonostante grandi esempi come Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, beatificati in aprile, o il dono dello Spirito che è Papa Francesco, appare appannato, non certo per colpa di Dio, ma per colpa nostra, perché la Chiesa siamo tutti noi, credenti nel Cristo risorto, che troppe volte ‘non rimuoviamo i macigni che sono all'imboccatura della nostra anima' impedendo la ‘festa dei macigni rotolati', come diceva don Tonino Bello.
Quando le meraviglie di Dio sono affidate a mani di uomo, queste, troppo spesso, lasciano impronte poco gloriose. E così tanta gente, oggi, guardando troppo alle impronte degli uomini, si ferma più alle sue debolezze, che alla grandezza delle opere di Dio nella Chiesa.
Da qui la conseguenza che tanti si allontanano, non trovando più il perché o la gioia di essere intimamente parte della famiglia di Dio, che è la Chiesa: Regno di Dio qui tra noi in terra.
Ma com'era a Gerusalemme la prima comunità di credenti?
Se, per un confronto con le nostre, ne leggiamo le caratteristiche nel libro degli Atti degli Apostoli, (2, 42-48) pare davvero un quadro ‘di famiglia', un'icona, diremmo noi, che davvero dà della fede vissuta una visione da altro mondo, il mondo di Dio.
Stavano insieme ed ‘erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli' su tutto quello che Gesù aveva detto e fatto, fino alla morte sulla croce e la sua resurrezione.
Ripetevano i gesti del Maestro e vivevano ‘nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere' soprattutto volendosi bene, un bene infinito dentro la Chiesa, che erano essi stessi, popolo in cammino dietro le orme del loro Signore.
Solo questo contava ed interessava, tanto da essere completamente distaccati dai beni: "Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme... prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la stima di tutto il popolo... e tenevano in comune ogni bene... per vivere insieme il vero Bene, che è Dio: un Bene unico e insostituibile, davanti a cui i nostri poveri beni sono davvero piccolissima cosa, che può diventare però pericolosa che ci aggrappiamo ad essi.
Purtroppo troppe volte siamo proprio accecati dalle piccole cose che fanno piccolo il cuore e limitato l'orizzonte di vita, che chiede invece una dilatazione infinita nell'amore.
Gesù lo ha insegnato e subito ci richiama a tale vigilanza.
Già allora sorsero delle 'mormorazioni', perché ‘venivano trascurate le vedove nella distribuzione quotidiana dei beni'... si stava deviando dallo spirito di carità; ‘essendo i discepoli cresciuti in gran numero' inevitabilmente aumentavano le difficoltà.
Ed ecco il nuovo segno dello Spirito: "Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: ‘Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque fratelli cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola".
(At. 6, 1-7)
Quanto è creativa l'azione dello Spirito, se solo fossimo sempre attenti a ciò che ‘sussurra' nei nostri cuori!
Purtroppo troppe volte noi stessi, discepoli del Cristo risorto, scadiamo nel materialismo, ci lasciamo tarpare le ali dall'effimero che ci circonda e non ha futuro, forse tradiamo, nei fatti, la vera ragione della nostra creazione.
La vita altro non è che un tempo di prova per il Cielo.
Ma la viviamo davvero secondo lo spirito di risorti?
Gesù ce lo conferma oggi con le sue stesse parole:
‘Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: ‘Vado a prepararvi un posto'?. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò ci siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado voi conoscete la via'. (Gv. 14, 1-12)
Non è diretto solo agli apostoli quello che oggi Gesù dice, ma a tutti noi.
Nel Battesimo siamo diventati tutti figli di Dio e, ai figli, spetta la Casa del Padre.
La vita qui altro non è che una preparazione per avere un posto in quella Casa eterna.
Ma ci pensiamo che verrà il giorno in cui saremo ‘giudicati' se la nostra vita è stata una preparazione.
Impensierisce il tanto materialismo, a volte quasi un ‘ateismo pratico' anche nella vita di tanti, che affermano di essere credenti.
Si vive tutti orientati al ‘tutto e subito' nell'oggi, sfuggendo anche solo il pensiero del domani che verrà.
Ma possiamo vivere solo in funzione dell'oggi, senza guardare al domani che ci attende?
Dovremmo tutti, anche nella vita quotidiana che è piena di tante occupazioni e preoccupazioni avere il cuore e il pensiero continuamente rivolti al nostro posto presso il Padre.
Ricordiamocelo tutti: il materialismo non ha futuro.
Solo una vita di fede, che cerca di battere le vie della santità, può essere degna della creazione che di noi ha fatto Dio.
È sempre un aprirsi alla gioia e alla speranza, incontrare fratelli e sorelle, che vivono su questa terra, ma con gli occhi e il cuore rivolti al domani con Dio. Vivono con più gioia, più speranza, più intensità di carità, più pienezza già quaggiù.
Così come addolora vedere tanti che al domani proprio non ci pensano... eppure ci sarà anche per loro. Non resta che pregare Gesù che ci doni il Suo Spirito di sapienza, per diventare discepoli che sanno vivere ogni giorno nella luce del domani ‘senza tramonto' con il Padre.

dal sito www.qmran2.net